Associazione Pubblica di fedeli Clericale Opera Santa Maria della Luce

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OSMdLNews

Il Quotidiano della missione

Opera Santa Maria della Luce

"I primi dieci anni"

Sono trascorsi poco più di dieci anni, dal riconoscimento dell’OSMdL. Credo sia giusto richiamare alla mente i passi compiuti dalla nostra comunità e riflettere su come gli eventi vissuti ci hanno dato prova dello Spirito che conduce chi si pone al servizio del Vangelo. Indipendentemente dai risultati raggiunti è doveroso comunicarci anche alcuni dati che serviranno a tutti e in particolare a chi si appresta a entrare nell’ Opera S.Maria della Luce.

Abbiamo avuto da vescovi, sacerdoti, religiosi e da diverse persone, buoni suggerimenti e sostegno. Doveroso ricordare, in ordine di tempo: Mons. Dante Bernini (Vescovo emerito di Velletri), i Vescovi di Orvieto-Todi: Mons. Decio Lucio Grandoni che ci ha indirizzati alla Vita Fraterna in comune, suggerendoci anche di prendere il nome di “Opera S.Maria della Luce”; Mons. Giovanni Scanavino che l’8 dicembre 2008 ha emesso il Decreto Vescovile n.220/08, riguardante la nascita dell’ Associazione Pubblica di Fedeli Clericale: “Opera S.Maria della Luce” (OSMdL), approvandola e per essere in futuro, Società di Vita Apostolica. In Brasile l’Arcivescovo di Florianopolis: Dom Murillo Krieger S.C. e il suo successore Dom Wilson Tadeu Jonck S.C. sono stati i primi che hanno accolto l’OSMdL in Brasile. Sempre in Brasile l’Arcivescovo di Porto Alegre,  Dom Jaime Spengler O.F.M., ha dato il “benvenuto” all’OSMdL per iniziare una presenza nella città di Viamao. Successivamente i Vescovi di Mpika: S.E. Ignazio Chama e S.E. Justin Mulenga ci hanno aperto le porte in Zambia; e da poco più di un anno, il Vescovo S.E. George Pallipparambil S.D.B. e L’Arcivescovo Dr. Thomas Mar Koorilos, rispettivamente nelle Diocesi di Miao (Guwahati- Stato di Assam) e Tiruvalla (Kerala), in India. Attualmente sono in corso le trattative con l’Arcivescovo S.E. Domingo Diaz Martinez Arcivescovo di Tulancingo (Estado de Mexico) per dare vita a una fraternità in Messico dove la missione è iniziata da diversi anni in collaborazione con L’Associazione Comunità Nazareth (eretta nel 1993 come Associazione Pubblica Ecclesiale), costituita da laici e da persone consacrate.

In Italia S.E. Mons. Domenico Graziani, Arcivescovo di Crotone-S.Severina e S.E. Mons. Mario Toso S.D.B, Vescovo di Faenza-Modigliana, hanno permesso di essere presenti, rispettivamente a Umbriatico-Perticaro-Pallagorio (Crotone) e a Cotignola (Ravenna).

Ovunque siamo, abbiamo la cura pastorale di parrocchie e di opere di carità rivolte ad anziani, ammalati, bisognosi, rifugiati e poveri senza dimora.

A oggi la nostra comunità conta 45 membri di cui 16 sacerdoti, 2 diaconi, 1 diacono permanente aggregato e 26 tra studenti e ammessi all’aspirantato-noviziato. Tra questi, cinque giovani inizieranno, nel prossimo anno 2019-2020, un tempo di discernimento.

In base alle nostre origini e nazionalità, attualmente, siamo così suddivisi:

Italia: 6 incorporati e 3 in discernimento; Irlanda: 1; Brasile: 9 ; Haiti: 1; Zambia: 6; Nigeria: 1; Camerun: 2 in primo discernimento; India: 9; Messico: 1  e  3 in discernimento; Albania: 2.

Molti fratelli sono entrati. Altri sono usciti dopo breve esperienza. Altri condividono la vita fraterna in comune. Da considerare che tutto l’iter formativo sta muovendo i primi passi. L’aspirantato e il noviziato si svolgono, per ora, nelle fraternità maggiori e la formazione ai ministeri del diaconato e presbiterato nei seminari maggiori e inter-congregazionali, quando e dove è possibile farlo.

Rivolgiamo a tutti i fratelli, sacerdoti, diaconi, studenti e fratelli in discernimento, l’invito a pregare costantemente per l’Opera S.Maria della Luce perché possiamo costituire, sempre più, un “cuor solo e un’anima sola” (Atti 4,32) e così incarnare il “comandamento nuovo di Gesù “…che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13, 31-35). Notiamo come Gesù ripeta con insistenza lo stesso principio fondante della vita fraterna.

Nessuno di noi immaginava che in così poco tempo, la nostra piccola comunità avrebbe raggiunto i risultati che abbiamo davanti ai nostri occhi. Per tale motivo è sempre più necessario, obbedienti al comandamento nuovo di Gesù, “amarci a vicenda come Lui ci ha amati” e vivere in armonia tra noi disposti a percorrere il cammino quotidiano in accordo e nel rispetto reciproco.

Questo è il principio fondante della nostra realtà. Una cosa stiamo imparando dall’esperienza avuta: non si può annunziare il Vangelo e condividere la scelta della vita consacrata, senza ispirarsi al modello delle prime comunità apostoliche. Da qui l’obiettivo dell’OSMdL di essere, in futuro, una società di vita apostolica. Molto abbiamo da percorrere. Non a caso, nel 2008, l’Opera S. Maria della Luce è stata approvata come Associazione Pubblica di Fedeli Clericale per essere “Società di Vita Apostolica”.

Il nostro carisma è cristologico ed ecclesiale: “Chi segue me non cammina nelle tenebre ma avrà la luce della vita” (Giovanni 8,12). A questo passo di Gesù si aggiunge l’intercessione e la protezione della Madre di Dio, Madre della Luce.

Santa Maria della Luce conduci tutti noi a vivere Gesù Cristo, Luce del Mondo!

L’esempio e la testimonianza di Francesco di Assisi, di Vincenzo de’ Paoli e di Don Bosco rafforzano la volontà di essere, nella Chiesa, figli di Dio e fratelli dei poveri.

Le nostre Costituzioni e il Progetto Formativo ci indicano, puntualmente, il cammino da compiere, le pause da fare e le tappe da raggiungere, considerando che i tre punti importanti della nostra missione sono: l'Evangelizzazione, La Vita fraterna in comune, il Servizio ai poveri.

Le case e le opere aperte, grazie a Dio, ci ricordano che, ovunque siamo e ovunque saremo, il primo passo da compiere è “portare il Vangelo”. Essere fedeli alla nostra vocazione è testimoniare la Parola di Dio e la Vita Fraterna in comune, è la garanzia che siamo e saremo sulla strada giusta.

Il servizio ai poveri è il frutto di tutto ciò che si vive: poveri e povertà. Non a caso abbiamo scelto e collocato al centro delle Costituzioni la minorità evangelica da intendere ad extra e ad intra, ideale a sottolineare che a una vera attenzione per i poveri e gli ultimi deve corrispondere, con la stessa intensità, l’attenzione e l’aiuto all’interno della stessa comunità in cui viviamo e, nella quale, condividiamo, lo stesso pane, la stessa fede, la medesima carità. La povertà, che è presente in ognuno di noi, deve essere rispettata e amata dal fratello (cfr. Costituzioni OSMdL,  1.6; Progetto Formativo,  II.4). E’ necessario credere in questo, altrimenti, il nostro cammino non sarà possibile.

A rafforzare la nostra appartenenza alla Chiesa e agli impegni che si assumono e si rinnovano annualmente, provvedono i Consigli Evangelici (povertà, castità e obbedienza) che siamo chiamati a custodire gelosamente e a impreziosire quotidianamente. La preghiera e la lettura spirituale, vissute singolarmente e comunitariamente, costituiscono la forza necessaria per guardare negli occhi la realtà quotidiana, spesso non facile da affrontare. Senza la preghiera non andremo mai avanti e sarebbe illusorio sostituirla con un attivismo – anche caritatevole – illudendo noi stessi e chi vive accanto a noi. Gesù ama e sente il bisogno irrinunciabile di pregare e di appartarsi per colloquiare con il Padre ( Matteo 14,13 ; Marco 1,35; Luca 4,42 ).

E’ vano pensare di andare avanti nella nostra missione senza o con poca preghiera.

Le nostre Costituzioni prevedono, inoltre, la possibilità di dedicarsi temporaneamente o stabilmente alla vita di preghiera e al silenzio. E’ auspicabile che qualcuno di noi - prima o poi - chieda di praticare uno stile di vita impostato sulla preghiera e sulla meditazione, accogliendo anche persone che desiderano fare una tale esperienza. (cfr. Costituzioni 3,16 con esplicito richiamo a Osea 2,16).

Nella celebrazione della Santa Messa, nell’Adorazione Eucaristica, nella Visita al Santissimo Sacramento troveremo sempre Gesù Cristo che ci invita, che ci sostiene e che ci attende.

Non  dimentichiamo mai il grande dono di Gesù fatto all’umanità: “Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo”, (Matteo 28,20).

Vorremmo a nome di tutti inviare l’abbraccio fraterno che unisce chi si vuole bene e chi si stima.

Siamo una piccola realtà di consacrati. Siamo anche appartenenti a diverse culture e questo ci arricchisce e ci stimola ad “uscire da noi stessi”, a metterci in discussione e anche a conoscere e fare esperienze nuove e a inculturarci, sfidando i nostri stessi modi di pensare e di agire.

Nella differenza, spesso è racchiusa la vera ricchezza.

Desideriamo trasmettere a tutti la gioia di sentirci parte di un’unica famiglia pronta ad aprirsi alla novità. Non certo alle news di un notiziario, ma alla Buona Notizia del Cristo Risorto che porta a tutti la Pace e la Salvezza. Impegniamoci nel costante dovere di comunicare e condividere con i fratelli le nostre esperienze missionarie. Oggi non mancano i mezzi di comunicazione per poterlo fare. E accanto al costante ascolto reciproco e al collegarci tra noi valutiamo l’importanza della revisione di vita periodica che non deve mancare a una fraternità che cammina e che si interroga giorno dopo giorno.

Alcune raccomandazioni da fare a tutti sono la conoscenza delle Fonti Francescane, le lettere di S.Vincenzo de’ Paoli. Necessario è l’apprendimento della lingua italiana e delle altre lingue. Quest’ultimo invito va tenuto in considerazione, in particolare per coloro, che nel tempo, si troveranno ad assumere impegni all’interno della guida dell’OSMdL.

Essere in grado di collegarci e di incrementare lo scambio tra noi è più che mai necessario.

Tutta la comunità avverte il desiderio di essere aggiornata sulla vita dei fratelli. Si sta vagliando, ad esempio, la possibilità di contatto con video-conferenze e con tutti mezzi possibili per fare fluire tra noi ciò che avviene nelle missioni e nelle fraternità, e cogliere con più partecipazione, gli inviti che ci vengono offerti dalle chiese locali che ci accolgono. Pensiamo, per esempio, all’ultima realtà che si sta iniziando nella Diocesi di Miao, nel nord-est dell’India che è un’area interessante, posta tra il sud-Tibet e il confine con la Cina. Ringraziamo i fratelli indiani per questo coraggio e così i fratelli di Zambia, del Messico, d’Italia. Ai fratelli del Brasile giunga il nostro grazie per l’impegno e la ricchezza che testimoniano con costante e fiducioso abbandono alla Provvidenza Divina.

Salutiamoci augurandoci il Bene a vicenda, senza dimenticare che le prove non mancano e non mancheranno e ricordando sempre che Cristo ha vinto il mondo (cfr. Giovanni 16,28-33).

Per aspera ad astra (attraverso le asperità si giunge alle stelle).

A tutti il più grande e fraterno saluto ricco di Pace e Bene.

                                                                                                                                   

22 maggio 2019 

Ruggero Iori

                                                                                                            Moderatore OSMdL

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Documenti della Chiesa a cui è bene riferirsi negli incontri periodici di fraternità.

-        Lumen Gentium, IV ;  (Doc. Conc. Vat. II); Optatam totius, I-VII; (Doc. Conc. Vat. II);

-        Vita Consecrata (1996); La Vita Fraterna in comunità (1994);

-        Identità e Missione del Fratello Religioso nella Chiesa (2015);

-        I giovani, la fede e il discernimento vocazionale (2018),  -Sinodo dei Vescovi XV Assemblea Gen.Ord.-; Documento di Aparecida, (V Conf. Episc. America Latina e Caraibi) 2007;

-        Evangelii gaudium (2013); Battezzati e Inviati -La Chiesa di Cristo in Missione nel Mondo (Congr.Evang. dei Popoli Pont. Op.Miss.) (suggerito per il prossimo mese missionario straordinario Ottobre 2019).

                                                                                                                                                      

                                                   “ RIVOLGERSI  A  SE  STESSO “

Padre Rugero Iorio

 

 

 

 

 

 

 

Mi sono fatto attrarre nuovamente da Marco Aurelio, il grande imperatore romano, filosofo e stratega. Altre volte lo abbiamo citato. Trovo interessante i suoi Pensieri o “Colloqui con se stesso” in quanto lui (Marco Aurelio), trattando questo argomento, presuppone, da vero stoico, l’assenza di un interlocutore esterno. Ossia lui diviene soggetto e oggetto di un’idea, di un comportamento.

Nessuno di noi è in grado di essere così pronto a parlare al proprio “io”.

Dovremmo imparare a farlo.

Marco Aurelio arriva a dire questo: “Alcuni cercano per se stessi dei ritiri in campagna, al mare, sui monti - e tu stesso desideri moltissimo questo genere di cose - , ma si tratta di una cosa del tutto stolta, perché ti è possibile, in qualsiasi momento tu lo voglia, trovare un ritiro in te stesso. Non vi è luogo più sicuro di ritirarsi che nella propria anima “.

Credo sia il caso di prendere in esame un tale insegnamento che ci viene dato attraverso un uomo, non cristiano, ma che ha tanta sapienza da vendere. Bisogna, però, al tempo stesso, completare un tale pensiero con la bellezza pasquale che stiamo vivendo in questi giorni. Vi consiglio di non perdervi il Vangelo del giorno in questo prezioso Tempo di Pasqua. Si, perché commettiamo un errore quando pensiamo che “Pasqua è appena passata…”. No, invece. Pasqua è il nostro presente, Pasqua è ogni momento, dato che Cristo è Risorto ed è vivo tra noi, in mezzo a noi.

Bene. Torniamo a questo “colloquio con se stessi”. Volevo aggiungere qualcosa altro.

Il sapiente rivolgersi a se stessi senza nessun interlocutore, in realtà, è frutto di una sapienza e di una sapienza allenata a saper stare con se stessi. Dunque come poter raggiungere un tale equilibrio? Personalmente, non ho nessun metodo da proporre, piuttosto sto cercando di provocarmi affinché possa vivere meglio il mio quotidiano e allinearlo alla gioia e alla luce pasquale. Dovremmo veramente smetterla di relegare le Feste Cristiane a momenti: ottavari,  novene, cerimonie … etc e abbracciare con cuore sincero un libero respiro. Quel libero respiro che parte da un Sepolcro vuoto che ha inaugurato i Nuovi Tempi. Al contrario continueremo a vivere dietro al riscatto dell’agnello pasquale dei fratelli Ebrei. In una bellissima lettura di Giovanni Crisostomo troviamo scritta questa domanda rivolta - idealmente - a Mosè: “..mi sai dire caro Mosè come fa il sangue di un povero agnellino a salvarci la vita? “. Un chiaro riferimento al Sangue di Cristo versato sul Nuovo Monte che non è solo il Monte Sinai, ma il Monte della Salvezza: il Calvario. Gesù di Nazareth è il Maestro che sa RIVOLGERSI A SE STESSO. Pensiamo ai suoi ritiri nel deserto (cfr Matteo 4,1 ss). Cosa cercava il Figlio di Dio? Quale risposta mai avrà ottenuto in quel assurdo e poderoso silenzio delle dune dei deserti della Giudea? Gesù trova e ritrova Se stesso nel palpito profondo di domande e risposte che puntualmente lo hanno accompagnato fin sull’Albero della Croce. La Sua è la Volontà del Padre, ma è frutto di una Scelta chiara e irrinunciabile.

Ecco allora che il rivolgersi a se stessi deve portarci al “dipende anche da noi”. Attraverso un “Si” che non è semplicemente un piegare la testa, ma una vera condotta di vita come scelta preliminare, prima delle continue scelte di ogni giorno. Da soli non ci riusciremo mai. E’ possibile, invece, con un illuminato rivolgersi a se stessi.

La cosiddetta felicità che il mondo cerca disperatamente non può essere legata a condizioni create artificialmente come strumenti da proporre al miglior offerente; credo a questo punto che forse potrà essere interpretata solo con la Novità di Vita di Gesù di Nazareth il quale ha ricreato l’uomo dal di dentro, ma soprattutto ha distrutto la scelta sbagliata di rivolgersi a se stessi con troppi interlocutori , mercanti della vita, che propongono e comprano il cuore con le loro dicerie.

"Gesù di Nazareth è il Maestro che sa Rivolgere a se stesso"

Portatori della Luce
che è Cristo
Padre Ruggero Iorio
I sacerdoti e i fratelli
dell'OSMdL
hanno rinnovato
i consigli evangelici
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La virtù della povertà

come Consiglio Evangelico  

           Una cosa è innegabile: viviamo in un’epoca dove è il denaro a dettare le regole. Siamo immersi quotidianamente in trattative sui soldi, forza, potere, moneta, borsa di valori e profitto. E comprendere tutti questi termine si fa sempre più necessario, visto che la nostra attività di evangelizzazione non si da al di fuori di questo mondo globalizzato, ma ancora più fondamentale è comprendere il nostro ruolo e posizione di fronte a queste sfide del mondo moderno.

Sembrerebbe fuori luogo parlare in virtù della povertà ad una generazione dove lo sviluppo economico è la prima meta ed ancora più insolito predicare la povertà quando noi stessi, anche se viviamo diversi momenti di difficoltà, non siamo poveri, non di quella povertà conosciuta dal mondo, la povertà della mancanza di provvedimenti essenziali per l’esistenza. Dobbiamo essere sinceri: in questo senso non siamo poveri.

San Francesco d’Assisi è l’icona cristologica della povertà. Per lui la povertà non è un’idea,  ma una persona, a punto di investirla con il titolo di sorella. Per Francesco di Assisi la povertà è personificata nella persona di Cristo. Per questo la spiritualità francescana non è quella di vivere la povertà, ma d’essere la povertà.  È Gesù il povero che Francesco annuncia, è questo il povero che Francesco prende sulle braccia nell’immagine del Bambino Gesù, è questo il povero lebbroso che Francesco abbraccia, è con questo povero piagato che Francesco condivide i dolori della passione.

Francesco d’Assisi ha personificato la povertà in una maniera che forse alcuni di noi riuscirebbe a seguirlo, ma più di questo Francesco ti ha lasciato una testimonianza della povertà che oltrepassa il limite del «meramente non possedere». 

A volte si parla di due livelli di povertà: spirituale e materiale. Tuttavia, è impossibile separare le due dimensioni perché l’una è il fondamento dell’altra. Entrambe le dimensioni  si concretizzano nell’unica virtù della povertà.

Per questo, anzitutto, bisogna demistificare questa formula di povertà divisa in interiore o esteriore, spirituale o materiale. 

La virtù della povertà è intimamente legata all’umiltà. Negli inni di lode creati da San Francesco per celebrare le virtù, povertà ed umiltà assumono il primo posto. Per Pierre Brunette sono le tracce di Cristo che Francesco riconosce nel volto di ciascun povero trovato, di modo che la povertà si trasforma in un luogo d’incontro nel momento che viene assunta come forma di vita1. In questo senso Francesco comprende la povertà anzitutto come atteggiamento fraterno, manifestato esteriormente negli abiti semplici, nell’alimentazione moderata, nel lavoro personale, nel sussidio agli altri, nel rifiuto dei soldi e dei privilegi, nella libertà del fare senza nulla aspettare.    

La povertà vissuta in questi termini è possibile quando concepita come dono, come una vera e propria eredità che ci fu consegnata, perché «questa è, fratelli miei carissimi, l'eccellenza dell'altissima povertà, che vi costituisce eredi e re del regno dei cieli, facendovi poveri di cose e ricchi di virtù. Questa sia la vostra porzione che vi conduce alla terra dei viventi. E a questa povertà, fratelli carissimi, totalmente uniti, non vogliate aver altro sotto il cielo, per sempre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo»2.

Infatti, «i consigli evangelici sono prima di tutto un dono della Trinità Santissima. La vita consacrata è annuncio di ciò che il Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito compie con il suo amore, la sua bontà, la sua bellezza»3.

Per questo la povertà esteriore dovrà essere sempre una conseguenza della nostra espressione interiore. La vivenza della povertà come virtù si trasforma in una restituzione a Dio di tutti i beni che ci ha donato, essendo nella vita del consacrato un spazio aperto per vivere la solidarietà. La povertà per Francesco è un stile di vita, un modo di pensare e di collocarsi in relazione con se stesso, con Dio e con le cose.

La povertà può essere compresa soltanto nella dimensione della condivisione, della solidarietà e della moderazione. È un educarsi alla capacità di riconoscere il valore reale di ogni cosa, con atteggiamenti che siano segno di una relazione rispettosa e positiva con i beni della terra, superando i richiami del consumismo, dell’interesse, dell’utilitarismo. Questa richiede alla persona di crescere nel distacco e di lasciarsi interpellare da ogni forma di povertà  che affligge uomini considerati fratelli, con i medesimi diritti e le medesime esigenze. Detto in altri termini: la povertà è la radicalità della libertà umana che ci permette il distacco di ogni forma di beni.

 Il consiglio evangelico di povertà, a imitazione di Cristo, postula una vita povera di fatto e di spirito, operosa e sobria, distaccata dai beni terreni. La sua professione mediante l’assunzione dei consigli evangelici, comporta per i religiosi la dipendenza e la limitazione nell'usare e nel disporre dei beni temporali.

Inoltre, esiste una dimensione sociale-comunitaria nella virtù della povertà la quale non potrà mai essere trascurata. Per questo l’invito all’imitazione di Cristo nella povertà necessariamente dovrà produrre nella vita del consacrato una provocazione, quella contro il denominato «materialismo», il quale ignora le esigenze e le sofferenze dei più deboli. Siamo provocati a non ammettere come qualcosa consueta la materializzazione della vita umana, perché «Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). La risposta della vita consacrata sta nella professione della povertà evangelica vissuta con attivo impegno nella promozione della solidarietà e della carità, dato che Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà. 

In questo senso la vivenza della povertà non è altro che un atto d’amore e l’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. Per cui lo scopo del farsi povero di Gesù, e questo dovrà essere anche il nostro, non è la semplice povertà, ma, come afferma San Paolo, per fare diventare ricchi per mezzo della sua povertà.

Questo non vuol dire che vivere la povertà si restringe nell’opera per i bisognosi, perché «prima ancora di essere un servizio per i poveri, la povertà evangelica è un valore in se stessa, in quanto richiama la prima delle Beatitudini nell'imitazione di Cristo povero.  Il suo primo senso, infatti, è testimoniare Dio come vera ricchezza del cuore umano. Ma proprio per questo essa contesta con forza l'idolatria di mammona, proponendosi come appello profetico nei confronti di una società che, in tante parti del mondo benestante, rischia di perdere il senso della misura e il significato stesso delle cose»4.

Attraverso la virtù della povertà, la vita consacrata partecipa all'estrema povertà abbracciata dal Signore e vive il suo specifico ruolo nel mistero salvifico della sua incarnazione e della sua morte redentrice. Per questo «alle persone consacrate è chiesta una rinnovata e vigorosa testimonianza evangelica di abnegazione e di sobrietà, in uno stile di vita fraterna ispirata a criteri di semplicità e di ospitalità, anche come esempio per quanti rimangono indifferenti di fronte alle necessità del prossimo. Tale testimonianza si accompagnerà naturalmente all'amore preferenziale per i poveri e si manifesterà in modo speciale nella condivisione delle condizioni di vita dei più diseredati»5.

Pertanto, dovremo vivere questa virtù come un continuo cammino di assimilazione a Cristo fatto povero per arricchirci, consci che «la ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo»6.

 

1. Pierre Brunette. Frate Francesco e le sue conversioni.

2. Regola bollata francescana, VI.

3. Vita consacrata, 20.

4. Vita consacrata, 90.

5. Idem

6. Papa Francesco. Messaggio per la quaresima 2014.

Papa: ottobre 2019

mese speciale di preghiera per la missione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

   

 

    Un tempo straordinario di preghiera e di riflessione per rimettere a fuoco la missionarietà della Chiesa: è l’iniziativa annunciata da Papa Francesco all’udienza generale in Vaticano, con i partecipanti all’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie. A questo obiettivo verrà dedicato il mese di ottobre del 2019. La Chiesa, ha detto il Papa, ha sempre bisogno di essere rievangelizzata per poter annunciare il Vangelo agli altri.

"Individuare vie nuove e modalità più ecclesiali di servizio alla missione universale della Chiesa"

    C’è una preoccupazione nel cuore di Francesco circa le Pontificie Opere Missionarie, già a loro ben nota, e cioè che esse si riducano ad un’organizzazione che raccoglie e distribuisce, a nome del Papa, aiuti economici per le Chiese più bisognose. Per evitare questo rischio, è necessario per loro individuare vie nuove e modalità più ecclesiali di servizio alla missione universale della Chiesa. 

    «Per rinnovare l’ardore e la passione, ha detto il Papa, ho accolto con molto favore la vostra proposta, elaborata assieme alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, di indire un tempo straordinario di preghiera e riflessione sulla missio ad gentes. Chiederò a tutta la Chiesa di dedicare il mese di ottobre dell’anno 2019 a questa finalità».

«Chi predica Dio, sia uomo di Dio»   

    Il 2019 perché cade in quell’anno  il centenario della Lettera Apostolica Maximum illud, del Papa Benedetto XV in cui si ricorda quanto sia necessaria, all’efficacia dell’apostolato, la santità della vita. «Chi predica Dio, sia uomo di Dio», esortava Benedetto XV.

    «Rinnovarsi richiede conversione, continua Francesco, richiede di vivere la missione come opportunità permanente di annunciare Cristo, di farlo incontrare testimoniando e rendendo gli altri partecipi del nostro incontro personale con Lui».

    La preparazione di questo tempo straordinario dedicato al primo annuncio del Vangelo ci aiuti ad essere sempre più Chiesa in missione, dice Francesco, che ricorda le parole del Beato Paolo VI, nell’Evangelii nuntiandi: «Evangelizzatrice, la Chiesa comincia con l’evangelizzare sé stessa». E spiega: «Popolo di Dio immerso nel mondo, e spesso tentato dagli idoli, essa ha sempre bisogno di sentir proclamare le grandi opere di Dio, che l’hanno convertita al Signore, e d’essere nuovamente convocata e riunita da Lui. Ciò vuol dire, in una parola, che essa ha sempre bisogno di essere evangelizzata, se vuol conservare la freschezza, lo slancio e la forza, per annunziare il Vangelo».

«Evangelizzatrice,la Chiesa comincia con l’evangelizzare sé stessa»

    A questo, dunque, dovrà servire la celebrazione dei 100 anni della Maximum illud, un tempo propizio, conclude il Papa,  per evangelizzare anzitutto la Chiesa, «così che essa, ritrovata la freschezza e l’ardore del primo amore per il Signore crocifisso e risorto, possa evangelizzare il mondo con credibilità ed efficacia evangelica».

Ottobre 2019 - Mese di preghiera per la Missione - Papa Francesco
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Progetto
"Villaggio San Vincenzo de' Paoli"

L’Opera Santa Maria della Luce è presente nel continente africano e recentemente ha iniziato un progetto di sostegno nello Zambia, se tratta del progetto “Villaggio San Vincenzo de’ Paoli, il quale si occuperà di ragazzi dai 14 ai 18 anni per formarli attraverso corsi di agricoltura in previsione poi di costituire un’attività lavorativa di tipo cooperativo.

Padre Martin, moderatore locale, racconta sul progetto.

 
I sacerdoti e i fratelli dell'OSMdL
hanno rinnovato i consigli evangelici
Per rispondere ancora oggi
ll'invito di Maria:
"Fate ciò che Lui vi dirà"
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        Il 24 aprile scorso al Santuario della Madonna della Luce in Collelungo di S.Venanzo i sacerdoti e i fratelli dell’Opera S.Maria della Luce, alla presenza del Vescovo Mons. Benedetto Tuzia, hanno rinnovato i consigli evangelici come prevedono le Costituzioni dell’Associazione Pubblica di Fedeli clericale eretta per essere Società di Vita Apostolica. Il Vescovo ha avuto parole significative e incoraggianti e l’assemblea presente ha seguito con attenzione e partecipazione l’invito di Mons. Tuzia a “saper vedere” e crescere nella chiamata a “essere luce per il mondo” che ognuno di noi riceve sin dal momento del battesimo e  quindi dell’iniziazione alla vita cristiana.

   Interessanti sono stati i particolari richiami alla storia del prodigio avvenuto il 24 aprile 1829 nell’antica chiesa di Collelungo e legato all’immagine della Madonna della Luce:

una pagina di Vangelo aperta e offerta a chi osserva e intende camminare nella Luce di Cristo e a farlo attraverso la mediazione della Madre di Dio. Il passo evangelico Giovanni 8,12 rappresenta, il carisma stesso della Opera S.Maria della Luce e ogni membro della comunità è invitato a “contemplare, meditare e annunziare”. La prodigiosa immagine della Madonna della Luce presenta un dato determinante nella missio dell’Opera e cioè quella di un mandato chiaro e autorevole: La Vergine Maria affida ai suoi figli il compito arduo di ricevere e trasmettere la Luce che è Cristo, il Figlio di Dio incarnato, vissuto, morto e risorto per ogni uomo. E ciò Maria, sempre secondo l’annunzio evangelico giovanneo, lo fa con forza e audacia: “fate quello che vi dirà” (Gv 2,5).

Dopo la celebrazione della S.Messa il Vescovo ha visitato il vicino “Villaggio Mauro Faina” nato all’ombra del Santuario e che accoglie giovani che hanno necessità di sostegno. Questa casa di residenza comunitaria ha iniziato la sua attività grazie alla generosità di Teresa Faina e alla disponibilità di diverse entità, associazioni e singole persone che hanno dimostrato, e dimostrano,  quanto sia necessario che la fede cristiana sia sempre accompagnata da segni concreti rivolti all’uomo e in particolare a chi vive nel bisogno e nell’attesa di ricevere un aiuto.

L’Opera S.Maria della Luce, in sintonia con la volontà di chi l’ha fondata e secondo le indicazioni espresse negli statuti, conta oggi circa trenta membri tra sacerdoti, diaconi e fratelli sparsi in più comunità. All’estero opera in Brasile, Zambia, Messico. La sua missione è affiancata dall’Associazione Comunità Nazareth, associazione pubblica ecclesiale nata dallo stesso spirito apostolico costituita da laici e da fratelli consacrati e che vivono la vita fraterna in comune.

 

Padre Ruggero Iorio

Che cosa sono
i consigli evangelici?

 

  I consigli evangelici sono esortazioni che Gesù Cristo fece nel Vangelo ad una vita più perfetta, mediante la pratica delle virtù. Questi sono: la povertà volontaria, la castità perpetua e l'ubbidienza perfetta.

Sulla scia delle Beatitudini, i consigli evangelici costituiscono una modalità concreta attraverso cui la Chiesa ritiene possibile seguire Cristo e la piena  realizzazione della persona che è invitata ad aprirsi all’amore verso il Padre, i fratelli, il creato. A partire dalle Beatitudini e dalla loro prospettiva umanizzante  è allora possibile cogliere il senso vero e profondo di ogni consiglio evangelico:

   La castità: spinge verso l’armonia tra corpo e spirito così che il corpo sia espressione dei valori più profondi che la persona ha scelto di vivere. La castità vissuta nel celibato per il Regno è espressione della realtà interiore di una persona che orienta e impegna tutte le potenze del suo essere fisiche, affettive, intellettuali verso la realizzazione del progetto d’amore universale del Padre, cioè la costruzione del Regno. Insegna il beato Paolo VI: “la vostra castità testimonia al mondo che si può amare con il disinteresse e l’inesauribilità che attinge dal cuore di Dio e che ci si può dedicare gioiosamente a tutti senza legarci a nessuno, avendo cura soprattutto dei più abbandonati”.

     L’obbedienza: è vivere il proprio rapporto col Padre rendendosi disponibili a ricercare e a realizzare ciò che è a Lui gradito.

    L’obbedienza implica una ricerca continua  delle modalità e degli strumenti che permettono di essere parte attiva nella costruzione del Regno e questi strumenti sono principalmente la continua formazione, il confronto con la Parola di Dio e la voce della Chiesa, l’attenzione ai segni dei tempi, l’apertura del cuore ai bisogni del mondo e dei fratelli nelle piccole e grandi realtà della vita. È sempre Paolo VI che sintetizza il senso dell’obbedienza per gli Istituti Secolari con queste parole: “la vostra obbedienza è l’espressione della vostra disponibilità al Padre che riconoscete presente nelle diverse circostanze della vita, e testimonia al mondo che si può essere felici restando pienamente disponibili alla volontà di Dio”.

   La povertà:  vuol dire vivere la dimensione della condivisione, della solidarietà e della sobrietà. È un educarsi alla capacità di riconoscere il valore reale di ogni cosa, con atteggiamenti che siano segno di una relazione rispettosa e positiva con i beni della terra, superando i richiami del consumismo, dell’interesse, dell’utilitarismo. La povertà evangelica richiede alla persona di crescere nel distacco e di lasciarsi interpellare da ogni forma di povertà  che affligge uomini considerati fratelli, con i medesimi diritti e le medesime esigenze materiali e spirituali.

ASSISI: Incontro regionale della
Vita Consacrata
Padre Everton de Souza

La Giornata regionale della Vita Consacrata per i religiosi e religiose dell'Umbria fu celebrata sabato 27 maggio a Santa Maria degli Angeli, dapprima presso la Domus Pacis e successivamente concluso con la celebrazione

della Santa Messa preso la Basilica della Porziuncola nel ricordo del VIII Centenario dell'Indulgenza della Porziuncola.

 

L'incontro ha proposto la discussione del tema «PER UNA TEOLOGIA DELLA DONNA' NELLA CHIESA», con l’ Intervento di Cardinale Gualtiero Bassetti, p. Gianni Cappelletto OFM Conv, dott.ssa Simona Segoloni e suor Eisa Kidane.

 È  stato un prezioso momento di grazia per rafforzare la profonda comunione delle consacrate e dei consacrati alla vita delle Chiese e delle comunità che sono in Umbria.

Padre Gianni ha ricordato che nel linguaggio biblico l'uomo e la donna sono sempre in una reciprocità, di modo che non  possiamo concepire uno senza considerare l'altro. Il termine reciprocità è una rapporto dinamico di parità, mantenendo sempre la fondamentale diversità  fra i due. L'essere uomo o donna è possibile soltanto davanti il confronto con l'altro che si pone davanti a me

Cardinale Bassetti - Conclusione
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Nel suo intervento Cardinale Bassetti ha riflettuto l’immagine della donna  partendo dalla scena del Calvario, dove si ammira la loro perseveranza a quel Gesù che avevano creduto. «Le donne ai piede della croce sono coloro che non si sono scandalizzati dal Signore. Non hanno paura della croce. Non ha tracce nel Vangelo di donne che hanno portato Gesù a croce. Loro possono dire storicamente: siamo innocenti del sangue di questo uomo». 

"In questa valle di lacrime
abbiamo sempre bisogno
di una sorella, una madre"

Di fronte questo uomini e donne sono chiamati ad attingere una chiesa più fedele al maestro, con quel amore che le donne hanno seguito Gesù, non per fare una carriera,  ma semplicemente per servirlo; queste lo hanno seguito per le ragioni del cuore. Così, tutta la dinamica della  vita cristiana è il servizio e la nostra fede sarà sempre legata a quel testimonio pronunciato dalle donne al mattino di Pasqua.

“ Il  Perimetro  del Tempio”

Spinto dal fascino di Betania.

La Casa di Marta, Maria, Lazzaro. Una casa, una famiglia a pochi chilometri da Gerusalemme. L’ Autogrill più frequentato da Gesù durante la sua vita pubblica. Luogo Santo per tante memorie evangeliche. A Betania Gesù piange la morte dell’amico Lazzaro (Giovanni 11,1-44); a Betania Gesù si dirige dopo la cacciata dal Tempio dei cambiavalute e di venditori di animali da sacrificare”: “e a Betania passò la notte” (Matteo 21,12-17); a Betania Gesù in casa di Simone il lebbroso riceve l’omaggio dell’olio profumato da parte di una donna (Matteo 26,6 ss); verso Betania Gesù manda due discepoli dopo l’ingresso trionfale a Gerusalemme: “…essendo l’ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betania”; verso Betania avvenne la testimonianza del Battista secondo il racconto di Giovanni (Giovanni 1,28); a Betania Gesù alloggia, mangia, insegna in casa di Marta e Maria (Luca 10,38-42; Giovanni 12,2); a Betania, infine –dopo la Risurrezione- condusse gli Apostoli e “alzate le mani li benedisse…” (Luca 24,50).

Betania! Quanto sei cara alla vita di Gesù e quanto sei importante per comprendere il Gesù Vero Uomo e Vero Dio!

Betania è un netto spartiacque per chi desidera indagare sul Figlio dell’Uomo, sul Figlio di Dio.

Betania è il superamento dell’idea del Tempio come luogo sacro.

Con Gesù non esiste più un luogo fisico dove adorare il Signore. Con Lui giunge il tempo di adorare Dio in Spirito e Verità (Giovanni 4, 21 ss). Perché rimanere a fissare la mente sul luogo, se pur importante e significativo, dove riunirsi e celebrare? Perché rimanere statici di fronte al Vento burrascoso della novità assoluta del Vangelo che ci conduce oltre il perimetro del Tempio?

Betania è fondamentale per gli spostamenti, i pernottamenti, i pasti frugali di Gesù. Ma la Betania più autentica è nel cuore di Maria che si siede ai Suoi piedi per ascoltare il Maestro, nel lavoro di Marta che accoglie il Gesù come ospite e fratello, nelle bende di Lazzaro che vengono sciolte, bagnate dalle lacrime dl Rabbino di Nazareth, nel profumo della donna che non bada a spese pur di ungere i piedi del Cristo. Oh Betania, piccola e immensa Betania, concorrente leale della Sacra Gerusalemme! Forse tu sei l’unica trionfante culla del Nuovo Mondo che nasce attraverso il Sacrificio del Redentore. Tu Betania ci insegni a contare i passi del Maestro che dà a noi, con il Padre, il dono Supremo dello Spirito Santo!

Aiutaci Betania a solcare il perimetro del Tempio che prima o poi sarà un cumulo di detriti a vantaggio della Vita, la Vera Vita che è già in noi.

Aiutaci a saltare il vestibolo, la peristasi, il sagrato dei nostri templi, delle nostre chiese, delle nostre case, il limes delle nostre città. Forse allora capiremo che siamo per tutti, per ogni uomo, per ogni luogo senza confini. Betania sia la nostra scuola e la nostra nuova dimora.

Don Ruggero iorio